I disturbi dell’alimentazione sono disfunzioni del comportamento alimentare, volti al controllo del peso.

Essi provocano danni, spesso gravi, alla salute fisica e psichica.

Vi rientrano l’anoressia nervosa, la bulimia nervosa ed i disturbi dell’alimentazione incontrollata.

I disturbi dell’alimentazione si ripetono spesso fra gli appartenenti alla stessa famiglia, in particolare fra i parenti di sesso femminile.

Una ragazza ha una possibilità da 10 a 20 volte superiore di sviluppare l’anoressia se per esempio ha un fratello o una sorella affetti da questa patologia.

Queste scoperte farebbero pensare che fattori genetici siano alla base della predisposizione ai disturbi del comportamento alimentare o l’apprendimento dai famigliari del mito della magrezza.

Modi comportamentali e l’ambiente possono rivelarsi concause.

I disturbi dell’alimentazione sono diffusi soprattutto nei Paesi occidentali ed in quelli industrializzati, dove la magrezza è diventata un modello di fascino.

Certamente gli stress possono aumentare il rischio dei disturbi del comportamento alimentare, ma possono essere causa anche di altri disturbi della personalità.
Ricerche effettuate sulle caratteristiche biochimiche dei pazienti affetti da disturbi del comportamento alimentare hanno rilevato che i neurotrasmettitori “serotinina” e “noradrenalina” sono presenti in numero minore in coloro che soffrono di anoressia, caratteristica che li avvicina a coloro che soffrono di depressione.

Queste caratteristiche sono confermate da studi che hanno dimostrato che alcuni antidepressivi possono essere utilizzati con successo nella cura di questi disturbi.

Persone affette da anoressia tendono spesso ad avere un tasso di cortisolo (un ormone prodotto dal cervello in situazioni di stress) e vasopressina(un ormone prodotto dal cervello in quantità anormali in pazienti affetti da disturbo ossessivo-compulsivo) più alto del normale. 

Altri scompensi psichici possono accompagnare l’anoressia come l’appena citato disturbo ossessivocompulsivo, la tendenza all’autolesionismo o i disturbi bipolari.

L’anoressia è un disturbo dell’alimentazione che colpisce soprattutto le donne di età compresa tra i 12 e i 20 anni, ma si può manifestare anche in età più avanzata o negli uomini.

Distinguiamo un’anoressia mentale primaria, una secondaria e una tardiva.

La forma tipica o primaria della malattia colpisce ragazze tra gli 11 e i 18 anni, di solito molto intelligenti e con un grande desiderio di avere successo.

Spesso l’anoressia mentale inizia quando la ragazza si sottopone a uno stress eccessivo per appagare questo desiderio.

C’è poi una forma secondaria che colpisce donne di età maggiore, innescata spesso da un’esperienza sessuale non soddisfacente o alla quale la donna non era emotivamente preparata.

Nelle donne oltre i 40 anni o più può insorgere una forma, detta anoressia tardiva, quando esse vedono diminuire la loro influenza sul marito, sui figli, specialmente sulle figlie.

Questo disturbo consiste nel rifiuto di mangiare e di conservare il peso corporeo nella normalità, sino a giungere anche al di sotto dell’85% del peso corporeo considerato normale secondo gli standard medici.

Grazie a questo indice si può definire il disturbo in base alla gravità:

  • Lieve: BMI ≥17
  • Moderata: BMI 16- 16,99
  • Severa: BMI 15-15,99
  • Estrema: BMI < 15

Questo disturbo di carattere patologico porta ad un costante e morboso rifiuto del cibo e ad una percezione del tutto distorta del proprio corpo: ci si sente sempre troppo grassi e l’unico pensiero fisso è quello di dimagrire. 

Il corpo è vissuto da queste persone come un nemico contro cui combattere, i cui bisogni non vengono avvertiti.

Il controllo del peso è ciò che garantisce una sensazione di autonomia e indipendenza e questo implica, spesso, comportamenti alimentari ritualizzati, preferenza per cibi e bevande dal basso apporto calorico, di solito limitati, una tendenza ad alimentarsi molto lentamente, e, talvolta, l’incorrere nella finzione e quindi nel masticare a lungo i cibi per poi sputarli via.

In più, non è raro riscontrare in soggetti con anoressia nervosa un’eccessiva attività fisica (impegno smodato negli sport, fare molte attività in piedi, farsi carico di borse e zaini pesanti), una tendenza ad esporsi al freddo, oltreché la propensione a cucinare per gli altri e incoraggiarli a mangiare.

A livello sociale vi è una tendenza al ritiro e alla depressione.

Bisogna stare molto attenti a non confondere l’anoressia con il puro e semplice desiderio di perdere peso: nella società moderna capita in continuazione di conoscere ragazze che si mettono a dieta perché vogliono avere un fisico perfetto, ma questo non significa certo che siano anoressiche!

Anoressia Nervosa - Immagine: 62810658

 L’anoressia ha carattere patologico: le pazienti affette da questo disturbo manifestano dei sintomi ben precisi e arrivano a pesare davvero molto poco.

Nonostante questo, tuttavia, non bisogna mai sottovalutare i segnali d’allarme che possono essere lanciati soprattutto in età adolescenziale.

La perdita considerevole di peso determinato dall’anoressia è individuabile dalla perdita del ciclo mestruale per tre cicli consecutivi, perdita che appunto è causata dal sottopeso.

In genere compare nell’adolescenza e più di rado nelle donne over 40, le quali eventualmente sono colpite dal disturbo quale conseguenza di altri eventi traumatici.
L’anoressia si distingue in restrittiva o con bulimia.

Nel primo caso la perdita di peso si raggiunge attraverso diete eccessive, digiuno od eccesso nell’attività fisica.

Nel secondo caso invece oltre alle diete ed ai comportamenti volti ad avere la diminuzione di peso si accompagnano episodi inversi per cui il soggetto si abbuffa di cibo in modo veloce e con perdita totale di controllo salvo poi eliminare il cibo e quindi il peso attraverso il vomito indotto o uso di lassativi o diuretici.

Sintomi dell’anoressia: come riconoscerla

L’anoressia non è difficile da riconoscere, anche se nella sua fase iniziale potrebbe essere sottovalutata quindi è importante sapere quali siano i segnali d’allarme.Inizialmente, le pazienti anoressiche manifestano quasi esclusivamente sintomi psicologici e si comportano quindi in modo diverso; solo in seguito compaiono anche i sintomi fisici della malattia.

I sintomi psicologici iniziali

  • Rifiuto di mangiare (soprattutto cibi grassi o che potrebbero far aumentare il peso con più facilità);
  • Esagerato esercizio fisico;
  • Disagio quando si esce a cena o si mangia insieme ad altre persone;
  • Percezione distorta del proprio aspetto e tendenza a vedersi sempre troppo grassi;
  • Paura morbosa di ingrassare;
  • Tendenza a mentire sul proprio comportamento alimentare;
  • Tendenza a sminuire il proprio problema con il cibo;
  • Iperattività;
  • Depressione;
  • Comportamenti ossessivi volti ad apparire più magri.

I sintomi fisici dell’anoressia

Se l’anoressia non viene riconosciuta subito, iniziano molto presto a comparire anche i sintomi fisici di questa malattia, che peggiorano con il passare del tempo e rischiano di portare anche alla morte nei casi più gravi e non trattati.

  • Perdita progressiva e continua di peso;
  • Insonnia;
  • Caduta dei capelli;
  • Decalcificazione delle ossa;
  • Ipotensione;
  • Bassa temperatura corporea;
  • Amenorrea e squilibri mestruali e ormonali;
  • Stanchezza e spossatezza;
  • Aspetto denutrito.

Si può guarire dall’anoressia?

L’anoressia è un disturbo molto insidioso, che richiede un periodo di guarigione molto lungo e complesso, ma fortunatamente si può guarire da questa malattia.

Va detto che solo 1 paziente su 3 riesce ad uscire completamente da questo problema, e che in alcuni casi si può arrivare a morire di denutrizione, attacco cardiaco o altre patologie.

L’anoressia è quindi una malattia che deve essere presa molto seriamente: il percorso da affrontare per arrivare ad una guarigione completa è davvero impegnativo e per questo motivo è fondamentale riconoscere i campanelli d’allarme prima che sia troppo tardi. 

Quando le cause affondano le radici in un disagio profondo a livello psicologico, è fondamentale intraprendere un percorso specialistico e in tutti i casi i pazienti non devono mai sentirsi soli. 

L’anoressia tende a comparire spesso in età adolescenziale, come reazione ai cambiamenti subiti dal corpo nel quale spesso non ci si riconosce più: è quindi importantissimo non sottovalutare mai una ragazzina che decide di punto in bianco di sottoporsi ad una dieta drastica perché potrebbe essere un tentativo per nascondere un problema ben più preoccupante.

Primo costrutto nel trattamento dell’anoressia nervosa: la soddisfazione dei bisogni di base

La soddisfazione dei bisogni di base è definita come ‘il nutrimento dall’ambiente sociale, essenziale o necessario per i processi di crescita, l’integrità e il benessere futuro‘.

Molti studi hanno trovato una relazione positiva tra la soddisfazione dei bisogni e il benessere.

Il lavoro sui bisogni è supportato dalla self-determination theory e dalla consistency theory che considerano la soddisfazione dei bisogni come prerequisito essenziale per il cambiamento terapeutico.

Secondo costrutto nel trattamento dell’anoressia nervosa: le aspettative e l’alleanza terapeutica

Le aspettative, così come l’alleanza terapeutica, sembrano essere importanti predittori di esito positivo del trattamento dell’anoressia nervosa.

Alcuni studi evidenziano che la costruzione di una precoce alleanza terapeutica predice il cambiamento sintomatologico e che avere aspettative positive nei confronti del trattamento dell’anoressia nervosa favorisce un miglior ingaggio nella psicoterapia.

Costruire una forte alleanza terapeutica è un lavoro particolarmente impegnativo con i pazienti sottopeso perché il terapeuta deve trovare un equilibrio tra uno degli obiettivi principali del trattamento dell’anoressia nervosa, cioè il recupero di peso, e la soddisfazione delle necessità psicologiche del paziente.

Terzo costrutto nel trattamento dell’anoressia nervosa: l’evitamento esperienziale e la flessibilità psicologica

Gli studiosi suggeriscono che il passaggio da uno stile evitante, rigido, inflessibile a una maggiore apertura e flessibilità cognitivo-affettiva potrebbe essere un mediatore chiave del progresso terapeutico dei pazienti con anoressia nervosa.

Una forma particolare di evitamento, definito esperienziale, che descrive una persona ‘Non disposta a rimanere in contatto con esperienze private particolari (per es. sensazioni corporee, emozioni, pensieri, ricordi, predisposizioni comportamentali) che prende provvedimenti per modificare la forma o la frequenza di questi eventi e il contesto in cui si possono verificare‘, è da alcuni considerato un aspetto centrale della psicopatologia del disturbo e un meccanismo da affrontare durante il trattamento dell’anoressia nervosa.

Dall’altro lato è stato più volte dimostrato che un aumento dei livelli di perfezionismo e inflessibilità cognitiva hanno un effetto negativo sull’esito del trattamento dell’anoressia nervosa.

La rigidità cognitiva e la lotta per la perfezione potrebbero facilitare comportamenti tipici dei pazienti con anoressia nervosa, come il digiuno o le peculiari regole dietetiche, e quindi rappresentare fattori di mantenimento del disturbo dell’alimentazione.

L’evidenza scientifica supporta l’idea che l’aumento della flessibilità psicologica e la riduzione dell’evitamento esperienziale siano associati con l’aumento del benessere e la riduzione della psicopatologia specifica del disturbo dell’alimentazione.

Quarto costrutto nel trattamento dell’anoressia nervosa: la motivazione e le cognizioni disfunzionali

Alcuni studi e teorie supportano l’ipotesi che la motivazione interna sia uno dei principali meccanismi di cambiamento a breve e a lungo termine dei pazienti affetti da anoressia nervosa.

I pazienti che sono motivati a cambiare potrebbero essere più propensi a modificare o abbandonare le convinzioni o le cognizioni che mantengono la loro psicopatologia.

Tuttavia, la relazione tra cambiamenti motivazionali e modificazione dei processi cognitivi, non è stata esaminata sistematicamente.

L’evidenza suggerisce che i processi cognitivi e comportamentali specifici sono direttamente legati al successo nel trattamento dell’anoressia nervosa, anche se sono raramente contestualizzati in termini di esperienze motivazionali e affettive che li precedono o li seguono.

Quinto costrutto nel trattamento dell’anoressia nervosa: l’approccio positivo correlato agli stati dell’umore

È stato suggerito che l’approccio positivo correlato agli stati dell’umore possa facilitare il progresso del trattamento dell’anoressia nervosa e portare a un aumento del benessere e a un miglioramento ad ampio spettro della psicopatologia del disturbo. In questo contesto dovrebbe essere considerato il ruolo dell’ansia come moderatore del successo nel trattamento dell’anoressia nervosa. Si ipotizza, infatti, che l’ansia possa determinare quanto i pazienti siano in grado di tollerare il rischio del cambiamento.

A supporto di questa ipotesi, alcuni studiosi hanno evidenziato un più lento aumento di peso in pazienti che manifestano una psicopatologia più grave e maggiori livelli di ansia.

L’importanza della famiglia all’interno del trattamento dell’anoressia nervosa

Un gruppo di ricercatori della Stanford University School of Medicine ha effettuato uno studio che, in linea con molte delle ricerche finora condotte in merito, conferma l’importanza del coinvolgimento dei genitori nel trattamento dell’anoressia nervosa.

I metodi a confronto erano due: il trattamento focalizzato sullo stile alimentare e di vita e la terapia basata sulla risoluzione delle problematiche familiari. I risultati mostrano la funzionalità ed efficacia di entrambi i metodi ma, in generale, i pazienti curati con il primo trattamento acquistano peso più facilmente e più velocemente, ricorrendo con meno frequenza a ricoveri ospedalieri.

La terapia basata sulla risoluzione delle problematiche familiari, invece, si è dimostrata più efficace nel trattamento specifico di un sottogruppo di pazienti: quelli che, in comorbidità con l’anoressia nervosa, presentano anche sintomi ossessivo-compulsivi severamente radicati.

James Lock, professore di Psichiatria e Scienze del Comportamento presso la Stanford University evidenzia che il coinvolgimento (non colpevolizzazione, specifica lo studioso) dei genitori nel trattamento della sintomatologia anoressica può avere sui giovani pazienti effetti a lungo termine.

Agras, altro professore della Stanford, suggerisce che ‘più a lungo l’anoressia si protrae, maggiormente difficile sarà curarla’.

Molti pazienti infatti vivono cronicamente con questo disturbo, conducendo uno stile di vita restrittivo basato sulla privazione di cibo e sull’eccesso di esercizio, e purtroppo molti di loro muoiono.

Pertanto è importante agire in età precoce, evitare la cronicizzazione dei sintomi, garantendo agli adolescenti maggiori possibilità di vita ed una migliore qualità della stessa.

Compromissioni emotive e cognitive dell’anoressia nervosa

Il funzionamento cognitivo nei termini di stile di pensiero delle pazienti con anoressia nervosa è caratterizzato da scarsa flessibilità, bassa coerenza centrale (deficit che si riscontra anche nel disturbo autistico), scarsa memoria visiva ed eccessiva attenzione ai dettagli (tutte caratteristiche che sono alla base del disturbo dell’immagine corporea) che, insieme ad una rallentata inibizione delle risposte comportamentali, determinano il comportamento impulsivo.

Un altro aspetto tipico di pazienti con anoressia nervosa è la scarsa empatia, intesa come una difficoltà a riconoscere gli stati emotivi altrui, e ciò si riscontra soprattutto nelle situazioni di particolare sottopeso, mentre sembra essere in parte recuperata nel momento in cui avviene un recupero del peso.

In generale, la paziente anoressica sembra esperire inevitabilmente una mancanza di controllo sul proprio Sé: mancanza che viene compensata proprio attraverso l’adozione del digiuno, inteso come controllo dell’appetito, e dunque del corpo.

Il corpo, infatti, è uno strumento pratico di relazione sociale tra i più incisivi. Con il nostro corpo, con la sua bellezza, ci presentiamo e ci facciamo accogliere e/o respingere, accettare e giudicare dal mondo.

Un bell’aspetto è un buon biglietto da visita.

Tuttavia, con l’aspetto corporeo si ricade nell’ambiguo, nel giudizio soggettivo qualitativo e non quantificabile. Cosa definisce una bella presenza, un corpo attraente?

È una difficile negoziazione continua con l’altro, che può gradirci o meno e che soprattutto assai raramente esprime giudizi privi di margini di ambiguità.

La sensazione di mancanza di controllo è quindi massima, ed è proprio ciò che teme la paziente con anoressia nervosa.

Di qui la sua scelta paradossale: il controllo del corpo diventa fine a se stesso, in una corsa autodistruttiva in cui l’obiettivo iniziale, la conquista di uno strumento infallibile per poter essere accettati e piacere agli altri, è presto dimenticato a favore della magrezza, che diventa un valore in sé.

Infine, si sono riscontrati dei deficit anche per quanto concerne le abilità decisionali: è come se vi fosse un ritorno all’infanzia, in cui le scelte sono condizionabili perché non si è ancora in grado di stabilire cosa piace e cosa no, non avendo ancora dei gusti definiti.

Parlando delle compromissioni emotive, ora, possiamo senza dubbio affermare che le emozioni più spesso trattate nella clinica dei Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA) sono la vergogna e la colpa, stati emotivi autocoscienti che affliggono l’Io.

Mentre nella vergogna il giudizio negativo è attribuito al Sé nella sua interezza, nella colpa si assiste ad una risposta emotiva evento-specifica: l’attribuzione negativa è legata allo specifico comportamento attuato.

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